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Umanesimo Digitale: l'etica in era tecnologica

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L'innovazione corre veloce. Ogni giorno vengono inventate nuove tecnologie a cui è difficile stare al passo, e questa rapidità, a volte, è tale da farci perdere il contatto con noi stessi.

La tecnologia sembra evolversi più rapidamente della nostra capacità di pensiero. Non appena tentiamo di cogliere un nuovo stimolo, subito ne arriva un altro. E così restiamo sempre sulla superficie delle cose, ci manca il tempo di approfondirle. Non appena tentiamo di farlo, tutto cambia di nuovo. Diventiamo sempre più superficiali.

Ma è davvero così? O, meglio, è davvero tutta colpa della tecnologia?

Certamente la tecnologia, di qualunque genere, porta con sé molte implicazioni, anche negative. I film apocalittici hollywoodiani hanno fuorviato la nostra visione, rendendola decisamente poco ottimistica. Ma non dimentichiamoci che qualsiasi forma di tecnologia ha sempre avuto un obiettivo primario: semplificare la vita dell'uomo. 

Ne sono un esempio la scrittura, considerata la prima invenzione tecnologica della storia; la ruota; le macchine (la mission di Henry Ford era far scomparire i cavalli dalle strade); la lavatrice; la lavastoviglie. E potremmo andare avanti per ore. 

Forse, quindi, è arrivato il momento di smetterla di additare l'innovazione tecnologica come la causa di tutti i mali. Perché, non dimentichiamolo, dietro la tecnologia... vi è sempre l'uomo. Se l'uomo ne perde il controllo, la colpa di chi è?

Non è la tecnologia a in sé a determinare il nostro rapporto con le macchine, bensì l'approccio a essa.

Ecco perché, negli ultimi anni, si è iniziato a parlare di Umanesimo Digitale. Un approccio che riporta l'uomo al centro della discussione sull'innovazione tecnologica, in modo analogo a com'era accaduto nel Quattrocento (da qui la scelta di utilizzare il termine "Umanesimo").

Vediamo di cosa si tratta e di come questo concetto può aiutarci ad affrontare questo mondo in continua, rapida evoluzione. E magari, a farlo senza impazzire.

 

Cosa si intende per Umanesimo Digitale 

"Umanesimo Digitale" è il termine che dà il titolo a un saggio di Julian Nida-Rümelin e Nathalie Weidenfeld→.

Secondo gli autori del libro la vera sfida del nostro secolo non ha a che fare con la tecnologia bensì con l'etica
 

Per quanto nel testo vi siano moltissime inesattezze tecniche (ad esempio la fuorviante definizione che danno di Intelligenza Artificiale, decisamente lontana dalla realtà→) è invece pienamente condivisibile l'idea che al centro del progresso tecnologico debbano esserci sempre le persone. 

Il concetto di Umanesimo Digitale vuole quindi ridefinire il rapporto tra uomo e macchina e sottolineare l'unicità dell'uomo e come il ruolo della tecnologia sia quello di aiutarlo ad ampliare le sue capacità.

Torniamo al discorso iniziale. A volte la tecnologia ci dà un senso di dispersione perché troppo invasiva, sembra tempestarci di stimoli o metterci al centro di una gigantesca campagna pubblicitaria. Se avvertiamo ciò, la tecnologia sta sbagliando: al posto delle persone avrà messo al centro di tutto le vendite, gli spot, o il condizionamento di idee. 

Umanesimo Digitale, invece, è pensare alla tecnologia come occasione di miglioramento della vita dell'uomo. Va progettata in base ai nostri bisogni per accompagnarci alla soluzione, in contrapposizione al "tutto e subito" (di cui noi stessi siamo artefici).

Aziende e brand devono pensare ai percorsi tecnologici delle persone (sì, anche quelli di acquisto) come un supporto empatico e funzionale e non come dei limoni da spremere. 

 

 

L'Umanesimo Digitale come l'Umanesimo Rinascimentale? 

Un termine dalla radice tanto forte e unica non è stato scelto a caso. Umanesimo Digitale vuol fare con le innovazioni tecnologiche, passate e presenti, ciò che l'Umanesimo rinascimentale ha fatto con l'arte, gli scritti, la storiografia e il pensiero del tempo. 

L'Umanesimo quattrocentesco riportò l'essere umano al centro del mondo, della natura e della storia. 

Oggi dobbiamo guardare alla tecnologia come al "mondo" a cui si riferiva l'Umanesimo rinascimentale, cioè dobbiamo esserci noi al centro del digitale.

Non deve potenziarsi la tecnologia in sé, ma la sua utilità nei nostri confronti. Deve andare incontro a esigenze e preferenze umane, assistere le persone in modo positivo. L'uomo non va mai sottomesso o reso dipendente rispetto alla tecnologia, bensì deve stare nel mezzo di essa, essere in grado di modellarla e gestirla. Solo così l'innovazione non prenderà una strada "separata" dall'umanità ma, al contrario, migliorerà al suo fianco 

 

Tra realtà e pandemia 

Potremmo parlare lungamente dell'apporto tecnologico nella pandemia globale. I suoi effetti limitanti sulle libertà umane hanno generato enormi bisogni tramite tutto ciò che c'era rimasto: i collegamenti digitali. 

E così una videochiamata con i parenti, una riunione di lavoro al PC, un ordine a domicilio da smartphone, sono diventati quotidiani per tutti, anche chi non masticava il digitale. Numerose ricerche hanno mostrato l'uso di servizi tecnologici mai adoperati prima, per varie fette di italiani tra cui anche gli anziani. 

Nonostante ciò, non sarebbe corretto ridurre la completezza digitale al solo impatto pandemico. L'e-commerce esiste da due decenni, le nostre case erano domotiche già da qualche anno, e siamo più che abituati a cercare informazioni su internet: un prodotto, un ristorante, una banca, un immobile, un nuovo posto di lavoro. Insomma, tutto. 

La pandemia ha solo usato il "colpo finale"

È per questo che dobbiamo capire tutti insieme – produttori e utenti – come creare, richiedere e adoperare la tecnologia nel modo corretto. Che risulti salutare per chi la usa e remunerativa per chi la vende, e che di fatto proliferi e si evolva. 

Ecco in che modo l'Umanesimo Digitale si pone come una sfida etica in un mondo tecnologicamente avanzato.

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