L’azienda 4.0 e la sfida alla digitalizzazione

Continuiamo a sentirne parlare e, mai stanchi, continuiamo a parlarne. La digital transformation è il tema che nel mondo industriale domina la scena ormai da qualche anno. Tra entusiasmi e diffidenze, però, una cosa è certa: le aziende, nessuna esclusa, la devono affrontare.

Abbiamo superato già da qualche anno il momento di transizione, quello in cui imprese digitali e imprese “analogiche” potevano convivere in relativa armonia.

Essere digitali è oramai imprescindibile. Ma questa trasformazione non è dovuta solamente all’introduzione di nuove tecnologie: è il concetto di azienda stessa che è cambiato.

Oggi non è più pensabile lavorare a reparti stagni, chiudersi nelle quattro mura, fisiche o virtuali, del proprio ufficio. L’azienda odierna è un pullulo di interconnessioni tra reparti, una realtà non più concepibile in chiave analogica.

Ecco che la digitalizzazione va via via acquisendo quello che è il suo significato più intrinseco e autentico: un’opportunità per la crescita del business.

Ma quanto costa a un’impresa questo passaggio al digitale? La risposta, come sempre, è: dipende.

In primo luogo perché la digitalizzazione va concepita sempre a partire da una strategia: non è l’azienda che deve adattarsi alla tecnologia ma la tecnologia deve rispondere alle esigenze dell’azienda.

In secondo luogo perché la vera domanda da porsi non è quanto spendere ma quanti benefici (anche in termini economici) mi può portare quell’investimento.

Progetti di digitalizzazione fallimentari se ne vedono sin troppi. Tutti, indistintamente, cadono nello stesso tranello: non predisporre di una strategia a lungo termine.

E dinnanzi al fallimento, anziché interrogarsi sul perché del fallimento stesso, molti imprenditori puntano il dito contro la digitalizzazione accusandola di essere superflua o addirittura inutile.

La digital transformation, però, non è un insieme di tecnologie: è un mindset. È per questo che le aziende più “anziane” a differenza delle startup, trovano maggiori difficoltà a entrare nei nuovi meccanismi digitali.

Ma una mentalità digitale permetterà a un’azienda di trarre beneficio dal digitale.

Ecco qui di seguito alcuni ambiti dove la digitalizzazione può davvero fare la differenza.

 

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La digitalizzazione della produzione: l’industria 4.0

L’IoT e la robotica possono cambiare radicalmente il modo di produrre, migliorando l’efficienza e riducendo i tempi e gli errori.

C’è stato un tempo in cui la macchina industriale veniva vista come il nemico numero uno dell’operaio. Si pensava che l’automazione avrebbe “rubato” il lavoro all’uomo, rendendolo inutile. Una visione simil-apocalittica che, se ci pensate, non è mai diventata reale: la macchina ha invece sgravato l’uomo da attività pesanti permettendogli di concentrare le sue energie su altro.

Ora la macchina industriale, grazie alle nuove tecnologie, si è evoluta: comunica con le altre macchine permettendo di ottimizzare i processi produttivi fino ad arrivare all’autodiagnosi in ottica di prevenzione manutentiva.

Certamente, in termini di investimento, il rinnovo del parco macchine è la spesa che maggiormente influisce per un’azienda che mira al 4.0.

Robotica e impianti automatizzati possono costare a un’azienda centinaia di migliaia di euro. Meno incisivi sono i costi dei software da integrare alle macchine esistenti ma a la realtà resta: se non ci si dota di nuove tecnologie è impossibile mantenere la competitività.

 

La logistica digitalizzata

Anche in ambito di Supply Chain l’automazione dei magazzini è certamente l’investimento più oneroso.

Ma il mercato logistico è in forte espansione, merito anche della grande diffusione degli e-commerce, e solamente velocizzando gli iter distributivi è possibile mantenere alta la competitività.

I poli di ultima generazione garantiscono un’interconnessione tra gestionale e macchinari di stoccaggio che riduce al minimo gli errori e ottimizza il processo di smistamento e distribuzione.

Ma la logistica non è solo macchine. Nella trasformazione digitale di questo settore deve inserirsi un altro elemento, che nell’era digitale fa da padrone: quello dei big data.

La raccolta delle informazioni, provenienti da canali diversi, e la loro elaborazione strutturata (sottolineiamo: strutturata) può rendere la Supply Chain altamente competitiva. Grazie ai dati è possibile segmentare la filiera, controllare lo stock e ottimizzare la produzione, organizzare al meglio le flotte e gli itinerari, personalizzare l’esperienza di acquisto dei consumatori, migliorare la customer care, prevedere la domanda e molto altro.

 

Il marketing digitale

Il marketing è uno degli ambiti in cui la digitalizzazione si è imposta con maggiore prepotenza.

Forse, però, la velocità con cui si evolve per natura questo settore scatena anche molta confusione sul ruolo che questo dovrebbe occupare all’interno di un’azienda.

Se da un lato abbiamo una schiera di marketers che scalpitano come bimbi a Natale ogni qualvolta viene proposta una novità, dall’altro abbiamo gli imprenditori che non riescono a stare al passo con questi cambiamenti, che non ne comprendono bene i meccanismi, che non riescono a coglierne realmente le opportunità.

Parte di questo conflitto è stato certamente causato dai Social Network, strumenti che vengono utilizzati sia nella vita privata sia per fare digital marketing e che, proprio per questo, hanno diffuso due correnti di pensiero.

Quella secondo cui, proprio per la loro natura privata, i Social non servono a nulla a un’azienda. Quella secondo cui chiunque è in grado di utilizzarli per fare marketing. Entrambi visioni non solo scorrette ma anche altamente rischiose per le imprese.

Fare digital marketing non significa stare su Facebook. Né rifare il sito. Né tantomeno inviare la newsletter.

Il marketing digitale, davvero, è tutt’altra cosa.

Alcuni sostengono che il digital marketing non esista, ma che esiste il marketing fatto in un mondo digitale→.

Digitale o meno, il marketing è una disciplina che presuppone una serie di competenze e soft skills che non possono prescindere da un’adeguata formazione.

Di per sé gli strumenti digitali attraverso cui portare avanti una strategia di marketing non impattano così pesantemente nei costi di un’azienda e risultano di norma tranquillamente sostenibili. Ma è necessario affidare queste attività a risorse altamente qualificate.

Perché quindi le aziende dovrebbero investire nel marketing digitale? Perché a differenza del marketing “analogico”, il digital marketing ha a disposizione la vera “moneta di scambio” del nuovo millennio: il dato.

Tutto ciò che avviene nel mondo digitale può essere tracciato, analizzato e misurato.

E da questa tracciatura, analisi e misurazione è possibile comprendere realmente il cliente e personalizzare la sua esperienza di acquisto. Non credete sia un’opportunità preziosa per la vostra azienda?

 

I processi digitalizzati

Provate a immaginare cosa significherebbe per la vostra azienda poter inserire in tempo reale i dati di produzione (quantità prodotta, materiale consumanto ecc…) nel vostro gestionale.

La digitalizzazione dei processi è forse il cambiamento più impegnativo, dal punto di vista mentale.

A livello di costi solo le grandi aziende possono in effetti permettersi di acquistare software di automazione standard per farli poi personalizzare al proprio reparto IT. Le PMI optano invece per soluzioni più semplici e su misura, proprio per mancanza di know how interno.

A ogni modo all’inizio di questo articolo abbiamo detto che l’azienda di oggi non è più un insieme di uffici chiusi che non comunicano con gli altri reparti.

Digitalizzare i processi attraverso l’integrazione tra i sistemi significa proprio questo. Permettere alle informazioni di circolare in modo fluido attraverso tutti i dipartimenti coinvolti.

Un altro grande tema dell’industria 4.0 è la digitalizzazione dei documenti→ e dei processi documentali.

Il documento, all’interno delle aziende, è sempre esistito e così anche il processo documentale. Per questo a volte digitalizzare non è sempre facile: adattarsi a un software che potrebbe sconvolgere radicalmente procedure già affermate spaventa molto.

Ma affidare a un workflow documentale→ l’iter dei procedimenti amministrativi permette davvero di velocizzare le operazioni e, soprattutto, ridurre gli errori.

In questo caso l’investimento può variare da poche a decine di migliaia di euro, sulla base del software di automazione.

Spesso però non è conveniente per le aziende optare per soluzioni chiuse poiché queste non possono sempre rispondere alle complessità di un processo e, al contempo, garantire l’adempimento delle normative. In questi casi risulta molto più conveniente, in un’ottica a lungo termine, ricorrere a software house che realizzano prodotti ad hoc→.

 

Abbiamo passato in rassegna alcuni degli asset aziendali maggiormente coinvolti nella digital transformation.

Per tutti (ma non vale solo per la digitalizzazione), esiste una certezza: gli investimenti, se pur rischiosi, non sono mai una perdita in sé bensì un’opportunità.

È un dato rassicurante che il 41% delle aziende non consideri i costi della digitalizzazione particolarmente impattanti (analisi di Staufen Italia dedicata a Fabbrica 4.0, sulla strada della fabbrica del futuro. Qual è la situazione dell’Italia?), in luce del fatto che proprio quello dei costi, soprattutto nelle PMI, è un tema sentito con particolare sensibilità.

Le aziende sembrano invece maggiormente preoccupate da tutti quegli aspetti organizzativi che la digital transformation può influenzare.

Questa quarta rivoluzione industriale sta cambiando non solo le aziende ma anche il mercato del lavoro: nascono nuove professioni, ne scompaiono altre. Cambiano le competenze e le skills di carattere più intellettuale superano, nella richiesta, quelle di carattere prettamente tecnico: il pensiero critico, il problem solving, la creatività hanno assunto un valore senza precedenti.

Più mente e meno braccia insomma. O, meglio, meno tecnica a favore di un mix tra abilità manuale e intelligenza.

Quindi, quanto costa a un’azienda diventare digitale?

A questo punto è chiaro che il costo non è solo monetario e gli investimenti devono equamente spartirsi tra tecnologia, formazione e risorse.

E per il calcolo del ritorno dell’investimento è necessaria una strategia di fondo capace di porsi i giusti obiettivi e i giusti KPI.

La domanda che gli imprenditori dovrebbero porsi non è quanto costerebbe digitalizzare la propria azienda in base agli investimenti in termini di software, macchine, o infrastrutture. La vera domanda è: quanto costa la trasformazione.

Una trasformazione che va a influire sulle abitudini, sul mindset, sulle skills di chi lavora.

Perché il costo più alto, lo diremo sempre, resta nel cambio di mentalità.

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